Effetto Brexit: le Isole Cayman nella blacklist dei paradisi fiscali
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Effetto Brexit: le Isole Cayman nella blacklist dei paradisi fiscali

Le prime conseguenze della Brexit in campo internazionale: la UE aggiunge le Isole Cayman nella blacklist delle giurisdizioni non cooperative.

    Effetto Brexit: le Isole Cayman nella blacklist dei paradisi fiscali

    Martedì 18 febbraio 2020 a Bruxelles il consiglio UE ha stabilito che le Isole Cayman, insieme a Palau, Panama e Seychelles non rispettano i criteri i trasparenza, concorrenza fiscale leale e implementazione degli standard minimi BEPS (Base erosion and profit shifting).

    Sale quindi a 12 il numero dei paesi iscritti nella blacklist.

    Blacklist paesi offshore

    La blacklist dei paradisi fiscali è un documento ufficiale che elenca le giurisdizioni fiscali non cooperative. Adottato per la prima volta nel 2018 per far fronte al largo fenomeno di elusione fiscale che costa all’Europa circa 559 miliardi di euro all’anno. Da quando è entrato in vigore 25 paesi si sono adeguati agli standard richiesti dall’Unione Europea e sono stati cancellati.

    Oggi l’elenco conta i seguenti paesi:

    Giurisdizione Tipo di giurisdizione Continente
    Samoa americane Territorio degli Stati Uniti non registrato e non organizzato Oceania
    Isole Cayman Territorio d’oltremare britannici autonomi America centrale
    Fiji Nazione Oceania
    Guam Territorio degli Stati Uniti non registrato e non organizzato Oceania
    Oman Nazione Asia
    Palau Nazione Oceania
    Panama Nazione America centrale
    Samoa Nazione Oceania
    Seychelles Nazione Africa
    Trinidad e Tobago Nazione America centrale
    Isole Vergini americane Territorio degli Stati Uniti non registrato e non organizzato America centrale
    Vanuatu Nazione Oceania

    Isole Cayman: dalla lista grigia alla blacklist

    Le Isole Cayman facevano parte finora della lista grigia, ovvero un elenco di giurisdizioni attenzionate dall’UE in quanto destavano preoccupazioni sulla loro condotta fiscale. L’Unione Europea ha fatto e continua a fare importanti pressioni su questi paesi, affinché adottassero misure di conformazione ai criteri UE. Tutte le giurisdizioni si sono impegnate nel modificare il loro sistema fiscale. Compreso le Isole Cayman.

    Il territorio autonomo britannico ha adottato una serie di misure legislative dal 2018 ad oggi, compresa una importante legge sulla cooperazione fiscale internazionale.

    Tutto ciò non è bastato ed il Consiglio Europeo si è espresso così nel verbale di chiusura del procedimento:

    “Le Isole Cayman non dispongono di misure adeguate relative alla sostanza economica nel settore dei veicoli di investimento collettivo.”

    Cosa cambia

    L’ECOFIN (Economic and Financial Affairs Council), ha pubblicato a fine 2019 una guida che stabilisce le direttive che gli stati membri dell’Unione Europea devono adottare nei confronti dei paesi iscritti in blacklist. Sono misure che gli stati membri sono tenuti ad applicare, ma con grandi margini di autonomia.

    La misura più rilevante per l’imprenditore che ha interessi economici fra Europa ed il piccolo paese dell’America Centrale è la possibile negazione della deduzione di costi formalmente deducibili. Ciò vale, ad esempio, per costi di consulenze o diritti di usufrutto di un marchio, tipicamente utilizzati per spostare passività da una società ad un’altra. Ma vale anche per la vendita di prodotti o servizi a clienti, che, non potendo scaricare la fattura avrà costi molto maggiori per l’acquirente. La stessa ECOFIN raccomanda l’adozione di ulteriori misure a fini fiscali sulle transazioni verso giurisdizioni blacklistate entro il 2021, come l’applicazione di ritenute alla fonte maggiorate come già previsto dai Paesi Bassi.

    Ma cosa c’entra con la Brexit?

    Da quando la lista è stata istituita, gli stati membri dell’Unione Europea non sono mai stati oggetto dell’analisi. Ciò non è mai valso ai territori ad essi collegati, ma hanno sempre evitato la lista nera. Il Regno Unito aveva in passato esercitato forti pressioni al fine di proteggere i suoi territori d’oltremare da tale controllo.

    È evidente che la perdita di influenza del Regno Unito nel processo decisionale dell’UE ha contribuito non poco a tale risultato.

    I negoziati con l’Europa saranno ancora lunghi e l’inserimento delle Isole Cayman nella blacklist è da considerarsi una presa di posizione forte che vuole dimostrare la forza dell’Unione Europea nei negoziati stessi.

    Regno unito: possibili scenari post Brexit

    L’Europa si aspetta che il Regno Unito mantenga anche oltre dicembre 2020 gli standard in termini di:

    • trasparenza e scambio di informazioni su redditi, transazioni e conti finanziari
    • trasparenza sulle proprietà delle società

    La preoccupazione maggiore dell’Europa è che in realtà il Regno Unito possa convertirsi in una “Singapore europea“, attirando investimenti ed imprenditoria europea grazie a regimi fiscali agevolati e grazie al mantenimento di rapporti privilegiati con i singoli paesi della UE da una parte, con giurisdizioni offshore dall’altra.

    Ciò ovviamente fa tremare Bruxelles. Rende invece interessante la giurisdizione inglese per l’imprenditore europeo, che potrebbe beneficiare non poco dallo spostare i propri interessi economici oltremanica.

    Staremo a vedere.

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